Minusvalenze in scadenza

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Attenzione alle minusvalenze nei portafogli titoli in banca, come fare per rimandare le scadenze

Quando si investe in titoli come azioni, obbligazioni, fondi comuni ecc. si possono avere delle perdite cioè una differenza negativa tra il prezzo d’acquisto e quello di vendita (o rimborso).
Se invece si ha un guadagno si ha una plusvalenza (capital gain) e la banca preleva una imposta del 26% o del 12,5% in caso di obbligazioni governative o di istituzioni internazionali (es. BEI).
Quindi nel momento della perdita la minusvalenza viene accantonata nello zainetto fiscale così da compensare guadagni futuri.
La compensazione ha una scadenza: si può compensare nell’anno in corso e nei 4 successivi. Se abbiamo avuto delle perdite nel 2015 e non abbiamo ancora compensato perderemo tutto il 31-12-2019.
Non tutti i guadagni degli investimenti finanziari possono compensare le minusvalenze.
E’ possibile compensare i guadagni da azioni, obbligazioni, derivati, certificati, ETC.
Non si compensano le plusvalenze dei fondi comuni di investimento, ETF, cedole di obbligazioni, dividenti delle azioni.
La normativa fa differenza tra redditi da capitale che non compensano da redditi diversi che compensano.
Invece tutte le perdite di qualsiasi origine vanno a riempire lo zainetto fiscale.

E’ molto facile avere una gestione inefficiente della fiscalità sui titoli se non si conoscono questi meccanismi, anche perché è raro che la banca aiuti in questo. Ad esempio, se la nostra banca ci consiglia di investire in fondi comuni, è probabile che qualche fondo sia andato male generando perdite ma non sarà mai possibile compensare dai guadagni eventuali degli altri fondi detenuti.

Se si hanno elevati importi nel proprio zainetto fiscale conviene investire in titoli che compensano e che generano redditi diversi. Così che eventuali guadagni non saranno tassati.

Se si hanno minuvalenze che scadono entro l’anno, un modo intelligente per rimandarle è acquistando un certificato d’investimento con maxi cedola.
Ricordo che tutti i guadagni da certificati generano redditi compensabili.

Tutte queste considerazioni valgono nel regime fiscale amministrato che è quello più comune.

Dott. Gianluca di Marzio

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